Se il numero...

lunedì 20 aprile 2009

Sezione Punk/alternative:Marlene Kuntz

Cos’è il noise? Il noise è lo sporco, la polvere che s’annida sul pavimento le ragnatele che fendono gli amplificatori il distorsore alzato a mille, il noise è le urla dei vicini è l’aria che si respira suonando a 200 all’ora con braccia mani piedi testa…..a Cuneo a inizio anni 90 Marlene lo sentiva il noise, ogni giorno di più a dosi regolari, goccia dopo goccia urla dopo urla suono dopo suono, ecco allora nel ’94 il parto la genesi l’inizio “Catartica”, Marlene inizia a camminare e piange piange piange di rabbia ma se ti capita puoi sentire la sua voce labile e lieve, le sue melodiche gesta. Marlene vive da sempre di queste 2 facce, coltelli e velluto fuoco ed acqua, ma ogni parola che dice sia che esca da uno sputo che da un bacio è stupenda, può sapere di miele o di fango, fai tu. Marlene adesso ha 20 anni. Quale miglior modo per festeggiare allora se non pubblicando il primo “Best Of”? E dentro alcuni dei migliori brani (altri inevitabilmente sono rimasti fuori) della sua vita assieme a 3 cover, nessun ordine cronologico, è strutturato come un disco d’inediti e la sequenza è veramente riuscita…partendo da rasoiate noise come “Festa Mesta”, “Retrattile” e poi continuando con armonie come quelle di “Nuotando nell’aria”, “Bellezza” e il duetto con Skin di “La canzone che scrivo per te”, poi le cover con “Non gioco più” di Mina che sembra una murder ballads di Nick Cave, “La libertà” di Giorgio Gaber resa come filastrocca elettrica e la bellissima “Impressioni di settembre” della PFM che sfocia in un meraviglioso crescendo strumentale e poi tutte le altre senza dimenticare di citare le irraggiungibili liriche di Godano, capace come pochi di coniugare stile e ricercatezza delle parole…..Marlene è cresciuta..le sue 2 facce sfacciata le mantiene...ci riempia ancora di graffi e carezze allora..

lunedì 16 marzo 2009

Soulfly live @ Milano 21/02/2009

Al Rolling Stone la serata non parte nei migliore dei modi. Sul palco iniziano gli incazzatissimi Incite, che non riescono a far smuovere più di tanto il pubblico, che stava risparmiando le forze per i Soulfly e una buona parte era tranquillamente seduta sulla gradinata in fondo al locale non ancora pieno. Diamo però a Cesare quel che è di Cesare: il bassista e il batterista degli Incite sono due ottimi musicisti, che ci sanno fare un bel po', mentre non mi hanno convinto del tutto il chitarrista e il cantante, che tra l'altro si chiama Richie Cavalera...forse il cognome gli pesa un po', speriamo che riesca in futuro a raggiungere il carisma dei suoi (credo) parenti.Comunque dopo questo antipasto inizia il concerto dei Soulfly...anche se non sarebbe completo chiamarlo "concerto dei Soulfly" e basta. Lo definirei più dei Soulfly featuring l'intero Rolling Stone di Milano, perchè il pubblico oltre ad aver pogato, fatto vari circle pit e un wall of death, ha anche cantato per tutto il concerto ed ha partecipato così attivamente, che uno spettatore è riuscito ad intrufolarsi sul palco e a suonare con Max Cavalera un tamburo durante una parte del concerto, in cui tutti i componenti dei Soulfly suonavano solamente percussioni. E' stato un pezzo molto bello e divertente. Durante il concerto Cavalera e Co. hanno spaziato per tutti i loro album. Da ricordare in particolare "Primitive" e "Eye for an Eye", che ha chiuso il concerto, ma oltre al loro repertorio hanno suonato qualcosa del passato di Cavalera e due intermezzi di altri gruppi metal. Il pubblico infatti è esploso appena sono iniziate "Territory" ed in particolare "Refuse/Resist" dei Sepultura, mentre sono stati infilati nel loro concerto gli intro di "Reign in Blood" degli Slayer e "Creeping Death" dei Metallica. E' stato un grande show per un pubblico di fedelissimi, che era lì solo per i Soulfly.

sabato 21 febbraio 2009

Sezione Alternative/Punk-I CaljAmari

Dici power pop e pensi subito alle spiagge californiane, Venice Beach e tutti quei lembi di terra in estate, irradiati dal sole al tramonto costantemente, ragazzi e ragazze che giocano a divertirsi e per soundtrack di giornate così calorifere gruppi come Weezer, Teenage Fanclub, i Posies assieme a tanta roba pop punk. Dici e pensi così. Provare a farlo qui da noi sarebbe improponibile, soprattutto poi con testi in italiano significherebbe costruirsi di sana pianta un nuovo immaginario su cui posare quei riffoni alla “Buddy Holly”. Di che cazzo parli? Di cosa scrivi…mica qui siamo in America...I Caljamari ci provano invece...la loro California si chiama San Benedetto Del Tronto, le loro “stupidaggini imprescindibili” guardano agli occhi di chi si muove, oggi come oggi, su quel filo teso in bilico tra precariato e indifferenza…”…Beatrice ingoia un’altra notte Silvia disegna stelle e fiori Chiara è persa nei suoi boschi e Carla è un incubo passato…” ragazze costipate di pensieri alla ricerca d’una parola amica sulla rete, nei social network stracolmi…e “raccontami e dimmi che davvero tu sei qui o sei soltanto un nome scritto sopra uno schermo ed essere virtuali so ti aiuta a stare meno male…” storie come queste di “Puramente Casualj” che si intrecciano a quelle di “Venti” e quei ragazzi di cui canta Francesco Anzivino sono il vicino di casa, il cugino, l’amico…forse siamo noi….” a vent’anni è un diritto sognare una vita migliore che non sia soltanto questa casa con l’acciaio nel cuore eppure tutto questo è quello che passa il convento non faccio i salti di gioia ma non sono neanche scontento perché tu sei la fuori…” cercare un senso a queste giornate tutte uguali nei tuoi occhi e negli sguardi rubati….”half of what I say is meaningless but I say just to reach you Julia…” come dicevano i Beatles nel ’68 come ricantano in “A Day In July” i Caljamari, tributo ai maestri…costanti nella loro attitudine hardpop eppure cosi carezzevoli con quelle melodie e quei riff nostalgici (“X Modi X” è una perla)…sempre nel nome di Giulio Suoceti meteora del powerpop italiano scomparso 10 anni fa….i Caljamari sanno colpire senza essere violenti….e noi abbiamo assoluto bisogno di questi pugni....

Per sentire qualche pezzo...

Myspace.com/caljamari

All These Remains live @ Milano 10/12/09

E' stata una serata dalle premesse abbastanza misere. In contemporanea a questo concerto all'Alcatraz di Milano c'erano i più blasonati Children of Bodom e Cannibal Corpse e lo Zoe Club era come previsto un locale abbastanza piccolo. Ma il metal ha in serbo sempre molte sorprese.La prima sorpresa infatti ci è stata regalata subito all'inizio: i Deadlock, una band melodic death metal tedesca, di cui sinceramente non ne avevo mai sentito parlare. Dico sorpresa, perchè il loro nome non era stampato nemmeno sul biglietto, che avevo appena comprato alla cassa del locale. Ci ha sorpreso soprattutto il loro inizio di concerto con "The Morbid Choir vs. The Trumpets of Armageddon", che è anche l'intro del loro ultimo album "Manifesto". Tutto normale, se questo pezzo non fosse techno. Il pubblico ride (non si sa se divertito o per isteria), ma d'improvviso quest'intro viene squarciato da "Martyr of Science" e il concerto entra nel vivo e diventa metal...di un buon melodic death metal con una buona alternanza di growl, eseguito da Johannes Prem, e della bella voce femminile della splendida Sabine Weniger. Consiglio di ascoltarli, sono molto bravi (nonostante qualche veloce intermezzo techno e dance) e in particolare "Brave - Agony Applause" e "Code of Honor", che al concerto sono state eseguite entrambe alla perfezione. Il pubblico ha reagito bene a questo gruppo, ma cercando comunque di risparmiarsi per le band successive.Ora si entra nella scaletta prevista; tocca agli svedesi The Haunted. Sarò sincero. Non ero lì per loro e li conoscevo poco. Che si può dire del loro show? Ben poco, ma di certo solo cose positive...strepitosi, travolgenti, delle vere furie. Hanno eseguito buona parte del loro repertorio e senza troppe soste. Hanno praticamente ribaltato lo Zoe Club a suon di death metal (anche se non del più puro, viste le influenze dal thrash). Il pubblico per la loro prestazione era aumentato, arrivando quasi a riempire per intero il locale, ed ha fatto un macello assurdo.Infine gli All That Remains! Sono stati un vero e proprio uragano metalcore, che ha spazzato via tutto ciò, che avevano lasciato dalle band che li hanno preceduti. Hanno suonato tracce da tutti i loro album e voglio sottolineare in particolare: "Not Alone", "This Calling", "Six" e le più recenti "Before the Damned", "Chiron" e "Two Weeks". Dal vivo le chitarre hanno una timbrica leggermente diversa rispetto all'album, ma sempre molto apprezzabili. Perfetti infine la voce di Philip Labonte e il basso di Jeanne Sagan. All'esibizione degli All That Remains il pubblico è riuscito inaspettatamente a fare ancora più casino che per i The Haunted. Incredibile da credere! Se non l'avessi vissuto (vedere un concerto del genere non basta, bisogna viverlo in prima fila), non ci avrei creduto. Anche lo sguardo divertitissimo della bassista Jeanne Sagan sembrava stupito dal pubblico così ristretto, ma così caloroso.La serata è stata esaltante per tutti, pubblico e artisti, che sembravano molto divertiti e compiaciuti dell'atmosfera/pandemonio, creatasi allo Zoe. Credo che questi gruppi torneranno in Italia ben volentieri grazie anche al calore del pubblico.A Torino tutti i metallari, punk e rocker vengono chiamati alternativi, ebbene il 10 febbraio allo Zoe Club c'erano gli "alternativi degli alternativi", che hanno preferito un ambiente più intimo piuttosto che dei gruppi più blasonati. ONORE A CHI ERA LA' QUELLA SERA!!! \m/

lunedì 9 febbraio 2009

Trivium-Shogun

E' difficile parlare dei Trivium, perchè qualsiasi cosa si dica si alza un vespaio. Questo però è un punto a favore per chi deve recensire un lavoro di un gruppo del genere, perchè sa già che avrà buona parte dei lettori contro, qualsiasi cosa dica e quindi può dire tutto ciò che vuole. Ahahah!A parte gli scherzi, "Shogun" è un ottimo album e soprattutto molto maturo: è infatti il 4° della loro (speriamo lunga) discografia. E' un mix dei loro album precedenti, un incrocio del metalcore dei primi 2 album ("Ember to Inferno" e "Ascendacy") e del thrash moderno di "The Crusade", considerato da alcuni un sorta di tributo ai Metallica da parte della formazione di Orlando, Florida. Il metalcore-thrash proposto in questo lavoro ha pochi modernismi: pochi armonici e soprattutto niente effetti discutibili delle chitarre. Questa loro maturazione però è anche da attribuirsi alla vicinanza Machine Head, che sono stati headliner durante nel Black Crusade Tour del 2007/'08, dove i Trivium era uno degli svariati spalla (ricordiamo anche Dragonforce, Arch Enemy e Shadow Fall) ed hanno potuto imparare molto dai Rob Flynn e soci. Non a caso il songwriting vi è stato durante il tour.La parte cantata infatti è un alternasi di growl e parti pulite. Da come si può inoltre notare già solo dalla tracklist, non ci sono solo riferimenti al Giappone, nonostante la traccia d'apertura "Kirisute Gomen" e quella di chiusura "Shogun" appunto. Ci sono infatti molti riferimenti anche alla mitologia greca e in particolare al mito di Prometeo, ai mostri Scilla e Cariddi e alla ninfa Callisto."Shogun" è l'album, che TEORICAMENTE dovrebbe riconciliare i primi e gli ultimi fan dei Trivium, ma conoscendo l'argomento forse non sarà così. La cosa comunque, che vogliono moltissimi loro fan, è che questo loro lavoro sia quello, che li porterà nell'Olimpo del metallo.