Se il numero...

lunedì 20 aprile 2009

Sezione Punk/alternative:Marlene Kuntz

Cos’è il noise? Il noise è lo sporco, la polvere che s’annida sul pavimento le ragnatele che fendono gli amplificatori il distorsore alzato a mille, il noise è le urla dei vicini è l’aria che si respira suonando a 200 all’ora con braccia mani piedi testa…..a Cuneo a inizio anni 90 Marlene lo sentiva il noise, ogni giorno di più a dosi regolari, goccia dopo goccia urla dopo urla suono dopo suono, ecco allora nel ’94 il parto la genesi l’inizio “Catartica”, Marlene inizia a camminare e piange piange piange di rabbia ma se ti capita puoi sentire la sua voce labile e lieve, le sue melodiche gesta. Marlene vive da sempre di queste 2 facce, coltelli e velluto fuoco ed acqua, ma ogni parola che dice sia che esca da uno sputo che da un bacio è stupenda, può sapere di miele o di fango, fai tu. Marlene adesso ha 20 anni. Quale miglior modo per festeggiare allora se non pubblicando il primo “Best Of”? E dentro alcuni dei migliori brani (altri inevitabilmente sono rimasti fuori) della sua vita assieme a 3 cover, nessun ordine cronologico, è strutturato come un disco d’inediti e la sequenza è veramente riuscita…partendo da rasoiate noise come “Festa Mesta”, “Retrattile” e poi continuando con armonie come quelle di “Nuotando nell’aria”, “Bellezza” e il duetto con Skin di “La canzone che scrivo per te”, poi le cover con “Non gioco più” di Mina che sembra una murder ballads di Nick Cave, “La libertà” di Giorgio Gaber resa come filastrocca elettrica e la bellissima “Impressioni di settembre” della PFM che sfocia in un meraviglioso crescendo strumentale e poi tutte le altre senza dimenticare di citare le irraggiungibili liriche di Godano, capace come pochi di coniugare stile e ricercatezza delle parole…..Marlene è cresciuta..le sue 2 facce sfacciata le mantiene...ci riempia ancora di graffi e carezze allora..

lunedì 16 marzo 2009

Soulfly live @ Milano 21/02/2009

Al Rolling Stone la serata non parte nei migliore dei modi. Sul palco iniziano gli incazzatissimi Incite, che non riescono a far smuovere più di tanto il pubblico, che stava risparmiando le forze per i Soulfly e una buona parte era tranquillamente seduta sulla gradinata in fondo al locale non ancora pieno. Diamo però a Cesare quel che è di Cesare: il bassista e il batterista degli Incite sono due ottimi musicisti, che ci sanno fare un bel po', mentre non mi hanno convinto del tutto il chitarrista e il cantante, che tra l'altro si chiama Richie Cavalera...forse il cognome gli pesa un po', speriamo che riesca in futuro a raggiungere il carisma dei suoi (credo) parenti.Comunque dopo questo antipasto inizia il concerto dei Soulfly...anche se non sarebbe completo chiamarlo "concerto dei Soulfly" e basta. Lo definirei più dei Soulfly featuring l'intero Rolling Stone di Milano, perchè il pubblico oltre ad aver pogato, fatto vari circle pit e un wall of death, ha anche cantato per tutto il concerto ed ha partecipato così attivamente, che uno spettatore è riuscito ad intrufolarsi sul palco e a suonare con Max Cavalera un tamburo durante una parte del concerto, in cui tutti i componenti dei Soulfly suonavano solamente percussioni. E' stato un pezzo molto bello e divertente. Durante il concerto Cavalera e Co. hanno spaziato per tutti i loro album. Da ricordare in particolare "Primitive" e "Eye for an Eye", che ha chiuso il concerto, ma oltre al loro repertorio hanno suonato qualcosa del passato di Cavalera e due intermezzi di altri gruppi metal. Il pubblico infatti è esploso appena sono iniziate "Territory" ed in particolare "Refuse/Resist" dei Sepultura, mentre sono stati infilati nel loro concerto gli intro di "Reign in Blood" degli Slayer e "Creeping Death" dei Metallica. E' stato un grande show per un pubblico di fedelissimi, che era lì solo per i Soulfly.

sabato 21 febbraio 2009

Sezione Alternative/Punk-I CaljAmari

Dici power pop e pensi subito alle spiagge californiane, Venice Beach e tutti quei lembi di terra in estate, irradiati dal sole al tramonto costantemente, ragazzi e ragazze che giocano a divertirsi e per soundtrack di giornate così calorifere gruppi come Weezer, Teenage Fanclub, i Posies assieme a tanta roba pop punk. Dici e pensi così. Provare a farlo qui da noi sarebbe improponibile, soprattutto poi con testi in italiano significherebbe costruirsi di sana pianta un nuovo immaginario su cui posare quei riffoni alla “Buddy Holly”. Di che cazzo parli? Di cosa scrivi…mica qui siamo in America...I Caljamari ci provano invece...la loro California si chiama San Benedetto Del Tronto, le loro “stupidaggini imprescindibili” guardano agli occhi di chi si muove, oggi come oggi, su quel filo teso in bilico tra precariato e indifferenza…”…Beatrice ingoia un’altra notte Silvia disegna stelle e fiori Chiara è persa nei suoi boschi e Carla è un incubo passato…” ragazze costipate di pensieri alla ricerca d’una parola amica sulla rete, nei social network stracolmi…e “raccontami e dimmi che davvero tu sei qui o sei soltanto un nome scritto sopra uno schermo ed essere virtuali so ti aiuta a stare meno male…” storie come queste di “Puramente Casualj” che si intrecciano a quelle di “Venti” e quei ragazzi di cui canta Francesco Anzivino sono il vicino di casa, il cugino, l’amico…forse siamo noi….” a vent’anni è un diritto sognare una vita migliore che non sia soltanto questa casa con l’acciaio nel cuore eppure tutto questo è quello che passa il convento non faccio i salti di gioia ma non sono neanche scontento perché tu sei la fuori…” cercare un senso a queste giornate tutte uguali nei tuoi occhi e negli sguardi rubati….”half of what I say is meaningless but I say just to reach you Julia…” come dicevano i Beatles nel ’68 come ricantano in “A Day In July” i Caljamari, tributo ai maestri…costanti nella loro attitudine hardpop eppure cosi carezzevoli con quelle melodie e quei riff nostalgici (“X Modi X” è una perla)…sempre nel nome di Giulio Suoceti meteora del powerpop italiano scomparso 10 anni fa….i Caljamari sanno colpire senza essere violenti….e noi abbiamo assoluto bisogno di questi pugni....

Per sentire qualche pezzo...

Myspace.com/caljamari

All These Remains live @ Milano 10/12/09

E' stata una serata dalle premesse abbastanza misere. In contemporanea a questo concerto all'Alcatraz di Milano c'erano i più blasonati Children of Bodom e Cannibal Corpse e lo Zoe Club era come previsto un locale abbastanza piccolo. Ma il metal ha in serbo sempre molte sorprese.La prima sorpresa infatti ci è stata regalata subito all'inizio: i Deadlock, una band melodic death metal tedesca, di cui sinceramente non ne avevo mai sentito parlare. Dico sorpresa, perchè il loro nome non era stampato nemmeno sul biglietto, che avevo appena comprato alla cassa del locale. Ci ha sorpreso soprattutto il loro inizio di concerto con "The Morbid Choir vs. The Trumpets of Armageddon", che è anche l'intro del loro ultimo album "Manifesto". Tutto normale, se questo pezzo non fosse techno. Il pubblico ride (non si sa se divertito o per isteria), ma d'improvviso quest'intro viene squarciato da "Martyr of Science" e il concerto entra nel vivo e diventa metal...di un buon melodic death metal con una buona alternanza di growl, eseguito da Johannes Prem, e della bella voce femminile della splendida Sabine Weniger. Consiglio di ascoltarli, sono molto bravi (nonostante qualche veloce intermezzo techno e dance) e in particolare "Brave - Agony Applause" e "Code of Honor", che al concerto sono state eseguite entrambe alla perfezione. Il pubblico ha reagito bene a questo gruppo, ma cercando comunque di risparmiarsi per le band successive.Ora si entra nella scaletta prevista; tocca agli svedesi The Haunted. Sarò sincero. Non ero lì per loro e li conoscevo poco. Che si può dire del loro show? Ben poco, ma di certo solo cose positive...strepitosi, travolgenti, delle vere furie. Hanno eseguito buona parte del loro repertorio e senza troppe soste. Hanno praticamente ribaltato lo Zoe Club a suon di death metal (anche se non del più puro, viste le influenze dal thrash). Il pubblico per la loro prestazione era aumentato, arrivando quasi a riempire per intero il locale, ed ha fatto un macello assurdo.Infine gli All That Remains! Sono stati un vero e proprio uragano metalcore, che ha spazzato via tutto ciò, che avevano lasciato dalle band che li hanno preceduti. Hanno suonato tracce da tutti i loro album e voglio sottolineare in particolare: "Not Alone", "This Calling", "Six" e le più recenti "Before the Damned", "Chiron" e "Two Weeks". Dal vivo le chitarre hanno una timbrica leggermente diversa rispetto all'album, ma sempre molto apprezzabili. Perfetti infine la voce di Philip Labonte e il basso di Jeanne Sagan. All'esibizione degli All That Remains il pubblico è riuscito inaspettatamente a fare ancora più casino che per i The Haunted. Incredibile da credere! Se non l'avessi vissuto (vedere un concerto del genere non basta, bisogna viverlo in prima fila), non ci avrei creduto. Anche lo sguardo divertitissimo della bassista Jeanne Sagan sembrava stupito dal pubblico così ristretto, ma così caloroso.La serata è stata esaltante per tutti, pubblico e artisti, che sembravano molto divertiti e compiaciuti dell'atmosfera/pandemonio, creatasi allo Zoe. Credo che questi gruppi torneranno in Italia ben volentieri grazie anche al calore del pubblico.A Torino tutti i metallari, punk e rocker vengono chiamati alternativi, ebbene il 10 febbraio allo Zoe Club c'erano gli "alternativi degli alternativi", che hanno preferito un ambiente più intimo piuttosto che dei gruppi più blasonati. ONORE A CHI ERA LA' QUELLA SERA!!! \m/

lunedì 9 febbraio 2009

Trivium-Shogun

E' difficile parlare dei Trivium, perchè qualsiasi cosa si dica si alza un vespaio. Questo però è un punto a favore per chi deve recensire un lavoro di un gruppo del genere, perchè sa già che avrà buona parte dei lettori contro, qualsiasi cosa dica e quindi può dire tutto ciò che vuole. Ahahah!A parte gli scherzi, "Shogun" è un ottimo album e soprattutto molto maturo: è infatti il 4° della loro (speriamo lunga) discografia. E' un mix dei loro album precedenti, un incrocio del metalcore dei primi 2 album ("Ember to Inferno" e "Ascendacy") e del thrash moderno di "The Crusade", considerato da alcuni un sorta di tributo ai Metallica da parte della formazione di Orlando, Florida. Il metalcore-thrash proposto in questo lavoro ha pochi modernismi: pochi armonici e soprattutto niente effetti discutibili delle chitarre. Questa loro maturazione però è anche da attribuirsi alla vicinanza Machine Head, che sono stati headliner durante nel Black Crusade Tour del 2007/'08, dove i Trivium era uno degli svariati spalla (ricordiamo anche Dragonforce, Arch Enemy e Shadow Fall) ed hanno potuto imparare molto dai Rob Flynn e soci. Non a caso il songwriting vi è stato durante il tour.La parte cantata infatti è un alternasi di growl e parti pulite. Da come si può inoltre notare già solo dalla tracklist, non ci sono solo riferimenti al Giappone, nonostante la traccia d'apertura "Kirisute Gomen" e quella di chiusura "Shogun" appunto. Ci sono infatti molti riferimenti anche alla mitologia greca e in particolare al mito di Prometeo, ai mostri Scilla e Cariddi e alla ninfa Callisto."Shogun" è l'album, che TEORICAMENTE dovrebbe riconciliare i primi e gli ultimi fan dei Trivium, ma conoscendo l'argomento forse non sarà così. La cosa comunque, che vogliono moltissimi loro fan, è che questo loro lavoro sia quello, che li porterà nell'Olimpo del metallo.

Approfondimenti:Extreme Power Metal-Parte 3:Wintersun

Jari Maempaa lascia gli Ensiferum con un enorme bagaglio musicale folk e viking, e riesce a plasmare le composizioni dei Wintersun dandogli una marcia in più. Maempaa riesce a formare una band che di Extreme Power ha solo la velocità e la voce. Basti pensare che la canzone più dura dei Wintersun è "Beatiful Death". Onnipresenti sono virtuosismi, cantato pulito, riff su acustica e diversi riferimenti che si rifanno un po al Folk, un po all'Epic, un po al Power. Basta ascoltare l'omonimo album "Wintersun" per capire come bene questi elementi siano fusi insieme in un solo album.

Si passa da canzoni veloci e aggressive, come Beyond the Dark Sun,Winter Madness e Beathiful Death a quello che Maempaa definisce come "Majestic Technical Melodic Metal", come Sadness and Hate, Battle Against Time e StarChild.

Un genere limitato a poche band, e solo a quelle finlandesi, dove vi è una proliferazione band di influsso Epic-Folk-Power, basti guardare il panorama metal finlandese.

Approfondimenti:Extreme Power Metal-Parte 2:Norther

Nati da Petri Lindroos e Toni Hallio col nome di Requiem ( poi cambiato in Decayed e successivamente in Norther ), partono con un death metal tutto finlandese, che vedrà uno "stravolgimento" quando l'arrivo di Kuoppala li porterà a diretto contatto con il sound dei CoB. Raggiunta la formazione che oggi conosciamo ( Lindroos, Koskinen, , Saari, Planman ) nel 2000 pubblicano il loro primo full lenght per la Spinefarm Records: Dreams of Endless War

Dreams of Endless War è un bellissimo album: canzoni a tratti veloci,a tratti lente, tutte comunque accomunate da un atmosfera decisamente Power, con atmosfere e sottofondi melodici di Planman veramente stupendi e virtuosi, e mantenendo comunque un sound leggero, senza essere troppo pesanti. E' l'album più complesso della band.

Mirror of Madness: è un evoluzione ( o involuzione, dipende dai punti di vista ) di DOEW.Le tastiere rinunciano a creare delle vere coltri di atmosfera, con virtuosismi e scale, ma si limitano a accordi e linee melodiche lente, in sostanza, si limita a doppiare la chitarra ( eccetto assoli e ponti ). Cresce il virtuosismo chitarristico, cresce la violenza del sound, ma tutto è in qualche modo apprezzabilissimo. Se dovessi dare un aggettivo a Mirror of Madness dire "nebbioso", perchè è parecchio singolare come album. Tipica di tutte le canzoni dei Norther, e in particolare di Mirror of Madness, è la presenza di un momento nella canzone, solitamente centrale, in cui la velocità diminuisce drasticamente e si sentono solo strumenti, col il predominio di chitarra e tastiera. Non confondete questi momenti con gli assoli, spesso essi sono troppo "facili" per essere gli assoli, infatti, ne sono il preludio, perchè gli assoli li seguono generalmente dopo che la canzone è "ripartita" ( per chi non avesse capito si ascolti Midnight Walker, Everything is And End, Dead e Cry, dopo capiranno subito ).

Death Unlimited: è un ottimo album. Molto aggressivo, con riduzione di tastiere e di riff composti per un diverso sound, più pesante. In particolare notiamo una riduzione dei "ponti" melodici, un aumento della velocità e la presenza sempre maggiore di parti cantante accompagnate anche in growl.

Till Death Unites Us: album di passaggio, niente di speciale, nessun cambiamento particolare, a parte una riduzione dell'asprezza del sound.

N: ultimo album.E una versione leggermente più brutale di "Death Unlimited", ponti ridotti, ritmica pesante, per non dire Thrashy, atmosfere a volte vicine al black, virtuosismo ridotto. I ritornelli melodici non mancano, ma le "oasi" di Mirror Of Madness e Dreams of Endless War, caratterizzate dal rallentamento della canzone e dall'isolamento di chitarra e tastiera, vengono quasi a mancare.Tuttavia è un disco bello, anche per le interessante idea di inserire una voce pulita, che è insolitamente, contrapposta alla direzione dell'album.

Per analizzare due canzoni:

Self Righteous Fuck: canzone violenta, mancanza di voce pulita, growl.

Death Unlimited: canzone violenta, voce in scream, molto veloce, niente ponti.

To Hell: la violenza è mitigata dalla presenza delle tastiere, di una voce pulita, i ponti sono insieme ai soli

Chasm: la canzone vanta una gran bella atmosfera fatta da Planman, da ritornelli melodici e da ritmiche che ancora non arrivano ai livelli di pensantezza di Death Unlimited.

Approfondimenti:Extreme Power Metal-Parte 1:COB

Nel ormai lontano 1997, in Finlandia, un gruppo di 5 ragazzi ( Alexi Laiho, Alexander Kuoppala, Jaska Raatikainen, Henkka Seppala e Janne Wirman ) appena sedicenni, era riuscito a ingannare qualsiasi clausola contrattuale con la loro casa discografica ( una label belga ) per poter firmare con la Spinefarm Records. Riuscirono a eludere gli obblighi contrattuali con uno "scioglimento" del gruppo, e finendo ( non a caso ) per formare un altro con gli stessi componenti ma con nome diverso...Quella fu la prima formazione dei CoB come li conosciamo noi oggi.

I Children pubblicarono lo stesso anno il primo full lenght, intitolato "Something Wild".
Era un album di sei canzoni, molto particolare: in esso erano preponderanti strutture ritmiche tipicamente power, fraseggi neoclassici e una voce in scream. Era un genere tutto loro, che non aveva precedenti. Dopo un tour in Europa relativamente breve, si mettono a lavorare sul nuovo materiale. Nel 1999 viene pubblicato "Hatebreeder". Non è un disco particolare, in questo album ( fatto peraltro bene ) spadroneggiavano sempre fraseggi neoclassici, ritmiche power metal e una voce in scream. Tuttavia le tracce erano registrato con qualità superiore ed era pieno di virtuosismi...Nell'autunno del '99 vi è stato il celebre concerto del Tokio Warhearts, quello che io ritengo il miglior live dei CoB fatto finora.

Nel 2000, di ritorno dall'America la band si fermo a Stoccolma per registrare, e dal materiale nuovo, venne fuori Follow The Reaper.

Il mio disco preferito. E’ relativamente diverso dai primi due: il neoclassicismo era stato ridotto, il ruolo delle tastiere era stato ampliato, i fraseggi erano passati dal Neoclassical al Power più atavico e all'Epic, il tono stesso dell'album era decisamente alto e pieno di "happiness"...Fa parte di questo album la celebre Kissing The Shadows, forse la più tecnica canzone scritta da Laiho, e vera canzone simbolo ( essa rappresenta il virtuosismo di Laiho al suo apice ).

Durante questo periodo Kuoppala, per problemi personali, abbandona la band, e milita nei Decayed ( attuali Norther ), che abbandonera dopo poco tempo.

I CoB vengono soccorsi da Latvala, vero finnish metal's hero.
Nel 2002 venne pubblicato Hate Crew Deathroll, disco a mio parere scontato: riff di matrice trash, perso ogni riferimento alla melodia, canzoni banali.

Ricordiamoci che nel 2002, in tour per HCDR, dopo una festa al termine di un live, fu derubato della sua Jackson Star J2SP custom. Non potendo ricevere una sostituzione in breve termine dalla Jackson, che era stata comprata dalla Fender ( scandalo! ), si rivolse alla ESP.

Il cambio di chitarra ha avuto un influenza non indifferente sul sound di Laiho: se la prima chitarra era decisamente alta come toni, questa era, in confronto, molto più bassa.

Nel 2005 venne pubblicato Are You Dead Yet?. Album non male, ma la maggior parte dei riferimenti power e neoclassici si erano persi.

Da breve tempo è uscito Blooddrunk, il punto più basso mai raggiunto dalla band.
Blooddrunk è un album che definire scontate è limitante. Banale è un eufemismo!
Le canzoni sono fiappe, il virtuosismo è sparito dalla scena e i riff sono di una banalità assurda ( per un'affermata band del mainstream metal ).Oltre a questo va ricordato che i Children negli ultimi live non hanno suonato bene, e lo stesso Alexi è sceso di parecchio a livello tecnico.

Analizzando tutto quindi, possiamo accorgerci di un progressivo "indurimento" delle sonorità della band a scapito della qualità, della genuinità e del virtuosismo.

Sezione Band Emergenti-Gli Scarecrown

Come oramai molti metallari sanno,il panorama Metal italiano è molto vasto,pieno di band validissime che,purtroppo,vengono quasi censurate dagli emittenti televisivi e radiofonici,impedendo loro di emergere. Fra loro c’è una band che è certamente molto valida e di uno stile estremamente particolare: stiamo parlando degli Scarecrown.
Sound unico e particolare il loro. Gli Scarecrown nascono dall’esigenza della cantante Antonella e del chitarrista Andrea di unire alle sonorità Metal,caratterizzate da grown,una linea vocale pulita stile Jazz/Blues,generi che Antonella ha studiato sul piano vocale per dieci anni. Il risultato viene raggiunto alla perfezione tanto che la band inizia fin da subito ad aprire concerti di gruppi del calibro dei Lacuna Coil,nonostante l’iniziale mancanza di un batterista.
Gli Scarecrown non amano definire il loro genere Gothic Metal,poiché fra loro ed altre band come Lacuna Coil ed Evanescence c’è molta,troppa differenza di Sound per poterli accomunare in un unico genere. Il termine Heavy Metal risulta troppo riduttivo data la particolarità della loro musica.
Loro hanno trovato un termine nuovo per la loro musica: quello che molti definirebbero Gothic Metal per loro non lo è,ed infatti hanno scelto di classificarsi come Modern Metal. Questo termine da loro inventato nasce dal fatto che il loro genere è indiscutibilmente Metal,per le distorsioni ed il sound,ma sono presenti influenze Nu-Metal(che significa nuovo metal) relativamente marcate ed imperniate in particolare sul modello dei Korn e dei Machine Head. Da qui il nuovo metal(Nu-Metal) si trasforma in un genere ancora più nuovo,il Modern Metal.
Band interessante ed innovativa,che consigliamo agli amanti del Genere Alternative o Goth.

Sezione Alternative/Punk-Gli Altro

Altro, Altropunk da Pesaro...non quello che scimmiotta gli americani, quello per teenager MTVizzati, quelle per ragazzine urlanti. Altropunk che brucia dentro, che va al di la dell'estetica e delle pose, che crede ancora nel DIY e che sul palco da il cuore, il fegato e i polmoni e che suoneranno pure fuori tempo ma che cazzo ce ne frega...perchè suonare fuori tempo qui vuole dire essere ancora più diretti, sinceri......Gli Altro sono tre, nascono più di 15 anni fa, guardando il cielo grigio piombo sull'Adriatico d'inverno, trascinandosi sulle spalle e nelle (poche) parole i pensieri e le emozioni di chi vive in provincia. Da allora due 7" autoprodotti uno split con i Contrasto e tre album, "Candore" nel 2001, "Prodotto" nel 2004 e l'ultimo "Aspetto" lo scorso anno.I primi 2 fuori per la Love-Boat, storica indie label italiana, l'ultimo per La Tempesta dei Tre Allegri Ragazzi Morti...perchè anche Alessandro Baronciani (voce e chitarra degli Altro) cosi come Davide Toffolo (frontman de TARM) ha la passione per i fumetti, e le sue storie i suoi disegni sono l'ottimo accompagnamento per la musica degli Altro...emozionanti e semplici...perchè quelle poche parole che Ale pronuncia in ogni canzone non sono messe li a caso, sono frammenti didascalici dei nostri pensieri, polaroid per i nostri momenti migliori o peggiori, fate voi...all'apparenza difficili e aspre ma che colpiscono sottopelle, senza bisogno di filtri inutili, che alcune volte pare ti stiano li a guardare aspettando che tu faccia qualcosa, risponda, ma la risposta non sempre c'è, si rimane a bocca aperta con quei testi cosi naif, sorretti da un misto di new wave e post punk, Joy Division e Cure, hardcore, emo anche, ma non quello delle frangettine così cool sia chiaro..la batteria scandisce i battiti del cuore e dietro tutto un mondo intero, dietro tutto la nostra fragilità, i nostri palazzi interiori ed i lavori in corso all'altezza del cuore...perchè possiamo pure nasconderci dietro borchie e catene, ma sensazioni, turbamenti e suggestioni sono quello di più naturale che abbiamo...

Slania-Eluveitie

Dopo il successo commerciale (e non solo) del primo lavoro,la Band rivelazione del Folk Metal scandinavo torna con un nuovo lavoro,che non ha nulla da invidiare al primo. La potenza,quella certo No. Quando ascoltiamo Slania,infatti,ascoltiamo un album energico,dove però non mancano la melodia e pezzi più leggeri. Le influenze degli Eluveitie si riconfermano varie e mescolate in modo impeccabile. Esse vanno dal Viking stile Moonsorrow(Inis Mona) ,al Thrash (Primoldial Breath),a tratti Folk vero e proprio(Slania’s Song). Le tracce sono in tutto dodici(non inclusa la bonus track).
Album per nulla monotono,capace di stupire pezzo dopo pezzo,Slania dimostra che gli Eluveitie,dopo un passo avanti,ne fanno altri dieci nella stessa direzione. Perché? Per il semplice motivo che suonano perché amano farlo,non badano a come verrà etichettata la loro musica,non badano a quale genere suonare ed al non cambiare. Loro fanno la musica che vogliono senza preoccuparsi di farla bene. E così,indipendentemente dai gusti personali,si meritano la stima di ogni buon metallaro.

Metallica-Death Magnetic

Nella vita si alternano spesso delusioni gradi a sorprese altrettanto grandi. E’ così in qualsiasi cosa,anche nella musica. I Metallica possono tranquillamente esserne considerati la prova: dopo il deludente St. Anger, in cui l’unico lavoro degno(in parte) del quartetto è la titleltrack i Metallica sono tornati con un nuovo album. Nuovo album,certo,ma i Metallica di Death Magnetic,questo il titolo del nuovo CD,sono tornati indietro ai tempi di …And Joustice For All e,parzialmente,Master Of Puppets.

I pezzi sono lunghi mediamente sette minuti(proprio come nel primo album senza Burton) ma non sono affatto monotoni. I riff si succedono uno dopo l’altro,veloci come la luce(metaforicamente,nda) tanto da ricordare,a tratti,i pezzi meno estremi degli Slayer. Non me ne vogliano i ritrovati Metallica,ma qui si parte con le critiche. I pezzi sono infatti poco originali,danno sempre l’idea di riferimenti esterni al quartetto(es. The Day That Never Comes ricorda molto i Maiden). Cosa relativamente normale,se si pensa che siamo intorno ai dieci album in studio,ma comunque negativa.

Le liriche,invece,sono tornate quelle di un tempo,le classiche liriche Metal. Abusando del termine Death Magnetic si potrebbe definire un Concept Album,il cui tema è la morte. Essa viene tuttavia vista da molti punti di vista molto diversi. Basti pensare a The Day That Never Comes,in cui il protagonista potrebbe essere visto come un soldato,oppure a The End Of The Line il cui testo,molto più vicino alle liriche Metal più classiche,narra di un uomo che si vede strappare la vita,spaventato dalla morte.

Tirando le somme è un album che,visto il precedente St. Anger,non si può criticare più di tanto. Ma cosa diremmo se i Metallica avessero pubblicato Death Magnetic,ad esempio,vent’anni fa,dopo Master Of Puppets?

Slayer Live @ Milano 14/11/08

Entro tra i primi nel Palasharp; non saranno però entrate nemmeno 40 persone prima di me, che c'era già sul palco un gruppo, che suonava. Erano i Death Army, un gruppo italiano folk metal con forti influenze dal viking metal, vincitori...anzi dominatori del contest "15 minuti di gloria". Particolare il fatto, che ci fosse un cantante, una cantante lirica e un'altra voce femminile a far la parte "vocale" della band. Nonostante abbiano suonato solo per un quarto d'ora appunto, sono stati un'ottima spalla agli Amon Amarth e sono stati dei buoni scalda-pubblico.Ecco così che dopo i Death Army salgono sul palco con i loro boccani, ricavati da corna, gli Amon Amarth, più vicinghi che mai! Il loro concerto inizia con un loro cavallo di battaglia, l'infuocata "Death in Fire". La serata non poteva iniziare in modo migliore. Poi hanno proseguito con svariate tracce del nuovo album "Twilight of Thunder God", tra cui ovviamente quella che dà il nome all'album. Dopo circa una quarantina di minuti gli svedesi Amon Amarth abbandonano il palco, ma nessuno era stufo di loro. Speriamo che in futuro abbiano uno spazio più ampio, perchè se lo meritano.Ecco che è il turno dei Mastodon. Purtroppo però sul palco sono saliti solo 3 componenti della band, causa l'assenza del chitarrista Bill Kelliher per una pancreatite, che lo ha messo ko. Per sopperire l'assenza di Kelliher, l'altro chitarrista-cantante Brent Hinds utilizza in vari brani una chitarra 12 corde. (Ovviamente è una battuta abbastanza stupida, ma ha imbracciato spesso la 12 corde durante il concerto). Nonostante la mancanza di Kelliher però il concerto è andato alla grande senza il minimo intoppo, anch'essi per circa un quarto d'ora. Sono felice che saranno da spalla il 22 giugno al prossimo concerto dei Metallica, così me li potrò godere nuovamente dal vivo e speriamo anch'essi con qualche spazio in più e con la formazione al completo.Ora è la volta dei Trivium! Che dire...stratosferici! Hanno dato il 110%, se non di più. Grandiosi e travolgenti come sempre. Bastava un cenno all'orecchio di Matt Heafy (voce e chitarra), che tutti urlavano e bastava un cenno della mano di Paolo Gregoletto (basso e seconda voce), che si alzassero corna al cielo. Hanno suonato soprattutto canzoni tratte da "Shogun", il loro ultimo album, ma non sono da dimenticare le altre classiche, tra cui "Pull Harder on the String of Your Martyr" e " Becoming the Dragon". Notevole l'assolo di Gregoletto. Non ho sentito molti assoli di basso così belli e tecnici. Parentesi comica è stata l'intrusione sul palco di una fan, per arrivare al microfono e tirare un bestemmione.Dopo (solo) un'ora di Trivium, seguiti dai complimenti finali di Heafy al calorosissimo pubblico milanese, era il momento del main event. Nella pausa tra i due concerti è stato calato un telone bianco, che copriva la visuale di tutto il palco. Le luci si sono accese e si sono viste le ombre delle 4 leggende del metal: Tom Araya, Kerry King, Jeff Hanneman e Dave Lombardo...gli Slayer! Poi sono stati proiettati sul telo dei pentacoli rotanti e il nome della band. Quando il telo è caduto, è iniziata la carneficina. Il pogo all'inizio era ovunque, anche in fondo alla platea. A dir poco incredibile! Poi il pogo si è localizzato in varie zone. Per quanto riguarda la parte più tecnica dello show, c'è da dire che gli Slayer hanno avuto una prestazione ottima con una scaletta da urlo: "Ghost of War", "South of Heaven" e l'esecuzione integrale di "Reign in Blood". Inserita anche in scaletta la nuovissima "Psychopathy Red", che a me è piaciuta, ma che non sembra aver convinto tutto il pubblico presente al PalaSharp. Il loro concerto è stato per me un "concerto-ghigliottina" dal troppo headbanging. Sono stato fiero, che non mi sia rotolata via la testa a fine show, anche se poco ci mancava. Unica nota negativa della prestazione degli headliners della serata è stata la poca collaborazione con il pubblico. Sembravano distaccati per il mancato sold out, causato dal fatto che questo era il loro terzo concerto nello stivale in 3 anni e causato anche dal concerto degli Slipknot tenutosi soltanto 4 giorni dopo nella stessa location. La scelta delle date dei due concerti infatti non è stata felice soprattutto per i fan, costretti a scegliere quale concerto vedere e a quale rinunciare.
Comunque a fine serata soddisfazione, dolori al collo, raucedine e qualche livido mi hanno accompagnato sulla strada del ritorno a casa. Normalmente la raucedine e dolori vari sono cose negative, ma non se si è stati ad un concerto metal. Quindi per me la serata è stata eccezionale! \m/