Come oramai molti metallari sanno,il panorama Metal italiano è molto vasto,pieno di band validissime che,purtroppo,vengono quasi censurate dagli emittenti televisivi e radiofonici,impedendo loro di emergere. Fra loro c’è una band che è certamente molto valida e di uno stile estremamente particolare: stiamo parlando degli Scarecrown.
Sound unico e particolare il loro. Gli Scarecrown nascono dall’esigenza della cantante Antonella e del chitarrista Andrea di unire alle sonorità Metal,caratterizzate da grown,una linea vocale pulita stile Jazz/Blues,generi che Antonella ha studiato sul piano vocale per dieci anni. Il risultato viene raggiunto alla perfezione tanto che la band inizia fin da subito ad aprire concerti di gruppi del calibro dei Lacuna Coil,nonostante l’iniziale mancanza di un batterista.
Gli Scarecrown non amano definire il loro genere Gothic Metal,poiché fra loro ed altre band come Lacuna Coil ed Evanescence c’è molta,troppa differenza di Sound per poterli accomunare in un unico genere. Il termine Heavy Metal risulta troppo riduttivo data la particolarità della loro musica.
Loro hanno trovato un termine nuovo per la loro musica: quello che molti definirebbero Gothic Metal per loro non lo è,ed infatti hanno scelto di classificarsi come Modern Metal. Questo termine da loro inventato nasce dal fatto che il loro genere è indiscutibilmente Metal,per le distorsioni ed il sound,ma sono presenti influenze Nu-Metal(che significa nuovo metal) relativamente marcate ed imperniate in particolare sul modello dei Korn e dei Machine Head. Da qui il nuovo metal(Nu-Metal) si trasforma in un genere ancora più nuovo,il Modern Metal.
Band interessante ed innovativa,che consigliamo agli amanti del Genere Alternative o Goth.
Se il numero...
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lunedì 9 febbraio 2009
Slania-Eluveitie
Dopo il successo commerciale (e non solo) del primo lavoro,la Band rivelazione del Folk Metal scandinavo torna con un nuovo lavoro,che non ha nulla da invidiare al primo. La potenza,quella certo No. Quando ascoltiamo Slania,infatti,ascoltiamo un album energico,dove però non mancano la melodia e pezzi più leggeri. Le influenze degli Eluveitie si riconfermano varie e mescolate in modo impeccabile. Esse vanno dal Viking stile Moonsorrow(Inis Mona) ,al Thrash (Primoldial Breath),a tratti Folk vero e proprio(Slania’s Song). Le tracce sono in tutto dodici(non inclusa la bonus track).
Album per nulla monotono,capace di stupire pezzo dopo pezzo,Slania dimostra che gli Eluveitie,dopo un passo avanti,ne fanno altri dieci nella stessa direzione. Perché? Per il semplice motivo che suonano perché amano farlo,non badano a come verrà etichettata la loro musica,non badano a quale genere suonare ed al non cambiare. Loro fanno la musica che vogliono senza preoccuparsi di farla bene. E così,indipendentemente dai gusti personali,si meritano la stima di ogni buon metallaro.
Album per nulla monotono,capace di stupire pezzo dopo pezzo,Slania dimostra che gli Eluveitie,dopo un passo avanti,ne fanno altri dieci nella stessa direzione. Perché? Per il semplice motivo che suonano perché amano farlo,non badano a come verrà etichettata la loro musica,non badano a quale genere suonare ed al non cambiare. Loro fanno la musica che vogliono senza preoccuparsi di farla bene. E così,indipendentemente dai gusti personali,si meritano la stima di ogni buon metallaro.
Metallica-Death Magnetic
Nella vita si alternano spesso delusioni gradi a sorprese altrettanto grandi. E’ così in qualsiasi cosa,anche nella musica. I Metallica possono tranquillamente esserne considerati la prova: dopo il deludente St. Anger, in cui l’unico lavoro degno(in parte) del quartetto è la titleltrack i Metallica sono tornati con un nuovo album. Nuovo album,certo,ma i Metallica di Death Magnetic,questo il titolo del nuovo CD,sono tornati indietro ai tempi di …And Joustice For All e,parzialmente,Master Of Puppets.
I pezzi sono lunghi mediamente sette minuti(proprio come nel primo album senza Burton) ma non sono affatto monotoni. I riff si succedono uno dopo l’altro,veloci come la luce(metaforicamente,nda) tanto da ricordare,a tratti,i pezzi meno estremi degli Slayer. Non me ne vogliano i ritrovati Metallica,ma qui si parte con le critiche. I pezzi sono infatti poco originali,danno sempre l’idea di riferimenti esterni al quartetto(es. The Day That Never Comes ricorda molto i Maiden). Cosa relativamente normale,se si pensa che siamo intorno ai dieci album in studio,ma comunque negativa.
Le liriche,invece,sono tornate quelle di un tempo,le classiche liriche Metal. Abusando del termine Death Magnetic si potrebbe definire un Concept Album,il cui tema è la morte. Essa viene tuttavia vista da molti punti di vista molto diversi. Basti pensare a The Day That Never Comes,in cui il protagonista potrebbe essere visto come un soldato,oppure a The End Of The Line il cui testo,molto più vicino alle liriche Metal più classiche,narra di un uomo che si vede strappare la vita,spaventato dalla morte.
Tirando le somme è un album che,visto il precedente St. Anger,non si può criticare più di tanto. Ma cosa diremmo se i Metallica avessero pubblicato Death Magnetic,ad esempio,vent’anni fa,dopo Master Of Puppets?
I pezzi sono lunghi mediamente sette minuti(proprio come nel primo album senza Burton) ma non sono affatto monotoni. I riff si succedono uno dopo l’altro,veloci come la luce(metaforicamente,nda) tanto da ricordare,a tratti,i pezzi meno estremi degli Slayer. Non me ne vogliano i ritrovati Metallica,ma qui si parte con le critiche. I pezzi sono infatti poco originali,danno sempre l’idea di riferimenti esterni al quartetto(es. The Day That Never Comes ricorda molto i Maiden). Cosa relativamente normale,se si pensa che siamo intorno ai dieci album in studio,ma comunque negativa.
Le liriche,invece,sono tornate quelle di un tempo,le classiche liriche Metal. Abusando del termine Death Magnetic si potrebbe definire un Concept Album,il cui tema è la morte. Essa viene tuttavia vista da molti punti di vista molto diversi. Basti pensare a The Day That Never Comes,in cui il protagonista potrebbe essere visto come un soldato,oppure a The End Of The Line il cui testo,molto più vicino alle liriche Metal più classiche,narra di un uomo che si vede strappare la vita,spaventato dalla morte.
Tirando le somme è un album che,visto il precedente St. Anger,non si può criticare più di tanto. Ma cosa diremmo se i Metallica avessero pubblicato Death Magnetic,ad esempio,vent’anni fa,dopo Master Of Puppets?
Slayer Live @ Milano 14/11/08
Entro tra i primi nel Palasharp; non saranno però entrate nemmeno 40 persone prima di me, che c'era già sul palco un gruppo, che suonava. Erano i Death Army, un gruppo italiano folk metal con forti influenze dal viking metal, vincitori...anzi dominatori del contest "15 minuti di gloria". Particolare il fatto, che ci fosse un cantante, una cantante lirica e un'altra voce femminile a far la parte "vocale" della band. Nonostante abbiano suonato solo per un quarto d'ora appunto, sono stati un'ottima spalla agli Amon Amarth e sono stati dei buoni scalda-pubblico.Ecco così che dopo i Death Army salgono sul palco con i loro boccani, ricavati da corna, gli Amon Amarth, più vicinghi che mai! Il loro concerto inizia con un loro cavallo di battaglia, l'infuocata "Death in Fire". La serata non poteva iniziare in modo migliore. Poi hanno proseguito con svariate tracce del nuovo album "Twilight of Thunder God", tra cui ovviamente quella che dà il nome all'album. Dopo circa una quarantina di minuti gli svedesi Amon Amarth abbandonano il palco, ma nessuno era stufo di loro. Speriamo che in futuro abbiano uno spazio più ampio, perchè se lo meritano.Ecco che è il turno dei Mastodon. Purtroppo però sul palco sono saliti solo 3 componenti della band, causa l'assenza del chitarrista Bill Kelliher per una pancreatite, che lo ha messo ko. Per sopperire l'assenza di Kelliher, l'altro chitarrista-cantante Brent Hinds utilizza in vari brani una chitarra 12 corde. (Ovviamente è una battuta abbastanza stupida, ma ha imbracciato spesso la 12 corde durante il concerto). Nonostante la mancanza di Kelliher però il concerto è andato alla grande senza il minimo intoppo, anch'essi per circa un quarto d'ora. Sono felice che saranno da spalla il 22 giugno al prossimo concerto dei Metallica, così me li potrò godere nuovamente dal vivo e speriamo anch'essi con qualche spazio in più e con la formazione al completo.Ora è la volta dei Trivium! Che dire...stratosferici! Hanno dato il 110%, se non di più. Grandiosi e travolgenti come sempre. Bastava un cenno all'orecchio di Matt Heafy (voce e chitarra), che tutti urlavano e bastava un cenno della mano di Paolo Gregoletto (basso e seconda voce), che si alzassero corna al cielo. Hanno suonato soprattutto canzoni tratte da "Shogun", il loro ultimo album, ma non sono da dimenticare le altre classiche, tra cui "Pull Harder on the String of Your Martyr" e " Becoming the Dragon". Notevole l'assolo di Gregoletto. Non ho sentito molti assoli di basso così belli e tecnici. Parentesi comica è stata l'intrusione sul palco di una fan, per arrivare al microfono e tirare un bestemmione.Dopo (solo) un'ora di Trivium, seguiti dai complimenti finali di Heafy al calorosissimo pubblico milanese, era il momento del main event. Nella pausa tra i due concerti è stato calato un telone bianco, che copriva la visuale di tutto il palco. Le luci si sono accese e si sono viste le ombre delle 4 leggende del metal: Tom Araya, Kerry King, Jeff Hanneman e Dave Lombardo...gli Slayer! Poi sono stati proiettati sul telo dei pentacoli rotanti e il nome della band. Quando il telo è caduto, è iniziata la carneficina. Il pogo all'inizio era ovunque, anche in fondo alla platea. A dir poco incredibile! Poi il pogo si è localizzato in varie zone. Per quanto riguarda la parte più tecnica dello show, c'è da dire che gli Slayer hanno avuto una prestazione ottima con una scaletta da urlo: "Ghost of War", "South of Heaven" e l'esecuzione integrale di "Reign in Blood". Inserita anche in scaletta la nuovissima "Psychopathy Red", che a me è piaciuta, ma che non sembra aver convinto tutto il pubblico presente al PalaSharp. Il loro concerto è stato per me un "concerto-ghigliottina" dal troppo headbanging. Sono stato fiero, che non mi sia rotolata via la testa a fine show, anche se poco ci mancava. Unica nota negativa della prestazione degli headliners della serata è stata la poca collaborazione con il pubblico. Sembravano distaccati per il mancato sold out, causato dal fatto che questo era il loro terzo concerto nello stivale in 3 anni e causato anche dal concerto degli Slipknot tenutosi soltanto 4 giorni dopo nella stessa location. La scelta delle date dei due concerti infatti non è stata felice soprattutto per i fan, costretti a scegliere quale concerto vedere e a quale rinunciare.
Comunque a fine serata soddisfazione, dolori al collo, raucedine e qualche livido mi hanno accompagnato sulla strada del ritorno a casa. Normalmente la raucedine e dolori vari sono cose negative, ma non se si è stati ad un concerto metal. Quindi per me la serata è stata eccezionale! \m/
Comunque a fine serata soddisfazione, dolori al collo, raucedine e qualche livido mi hanno accompagnato sulla strada del ritorno a casa. Normalmente la raucedine e dolori vari sono cose negative, ma non se si è stati ad un concerto metal. Quindi per me la serata è stata eccezionale! \m/
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