Se il numero...

lunedì 9 febbraio 2009

Metallica-Death Magnetic

Nella vita si alternano spesso delusioni gradi a sorprese altrettanto grandi. E’ così in qualsiasi cosa,anche nella musica. I Metallica possono tranquillamente esserne considerati la prova: dopo il deludente St. Anger, in cui l’unico lavoro degno(in parte) del quartetto è la titleltrack i Metallica sono tornati con un nuovo album. Nuovo album,certo,ma i Metallica di Death Magnetic,questo il titolo del nuovo CD,sono tornati indietro ai tempi di …And Joustice For All e,parzialmente,Master Of Puppets.

I pezzi sono lunghi mediamente sette minuti(proprio come nel primo album senza Burton) ma non sono affatto monotoni. I riff si succedono uno dopo l’altro,veloci come la luce(metaforicamente,nda) tanto da ricordare,a tratti,i pezzi meno estremi degli Slayer. Non me ne vogliano i ritrovati Metallica,ma qui si parte con le critiche. I pezzi sono infatti poco originali,danno sempre l’idea di riferimenti esterni al quartetto(es. The Day That Never Comes ricorda molto i Maiden). Cosa relativamente normale,se si pensa che siamo intorno ai dieci album in studio,ma comunque negativa.

Le liriche,invece,sono tornate quelle di un tempo,le classiche liriche Metal. Abusando del termine Death Magnetic si potrebbe definire un Concept Album,il cui tema è la morte. Essa viene tuttavia vista da molti punti di vista molto diversi. Basti pensare a The Day That Never Comes,in cui il protagonista potrebbe essere visto come un soldato,oppure a The End Of The Line il cui testo,molto più vicino alle liriche Metal più classiche,narra di un uomo che si vede strappare la vita,spaventato dalla morte.

Tirando le somme è un album che,visto il precedente St. Anger,non si può criticare più di tanto. Ma cosa diremmo se i Metallica avessero pubblicato Death Magnetic,ad esempio,vent’anni fa,dopo Master Of Puppets?

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